Non possiamo più permetterci organizzazioni che vivono solo per sopravvivere, per scalare il mercato, per aumentare l'efficienza.
Serve un nuovo mandato: essere sorgenti di vita.
Fault, in inglese, significa “colpa”. La colpa descritta in questo libro è quella che portiamo per aver trasformato il lavoro in sopravvivenza, le persone in ingranaggi, la creatività in obbedienza. È il difetto strutturale di sistemi educativi e aziendali progettati per un’epoca industriale che non esiste più. È l’errore di credere che l’efficienza valga più dell’umanità, che i numeri contino più delle relazioni.
Ma fault, in senso geologico, significa anche “faglia”: quella frattura profonda tra ciò che il lavoro è diventato e ciò che potrebbe essere. Una crepa nella crosta del “si è sempre fatto così”, da cui può emergere qualcosa di nuovo. Perché le faglie non sono solo rotture – sono anche i luoghi dove la terra si rigenera, dove nasce il cambiamento.
Questo libro non nega i difetti, non nasconde i guasti del sistema. Li nomina, li analizza, li attraversa. E poi ti mostra che dall’altra parte della faglia c’è un mondo dove il lavoro torna ad essere vivo, dove le organizzazioni respirano, dove ogni persona è protagonista.