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Il Modello Molecolare dell'Identità

Un modo per esplorare la tua identità e la tua relazione con il tutto

Nell’immaginario collettivo che anima la nostra incessante ricerca di senso e appartenenza, sto esplorando un modello al contempo sia metaforico che pratico per poter trasmettere una visione capace di ridisegnare i contorni dell’identità personale e collettiva.
Questa visione prende il nome di “Modello Molecolare dell’Identità“.
La Struttura Atomica dell’Essere

Considera per un momento l’analogia di ciascuno di noi come un atomo, un’entità nel vasto universo dell’esistenza. L’atomo è stato per secoli considerato il singolo elemento letteralmente indivisibile che compone ogni cosa esistente. Oggi sappiamo che non è così, e ogni atomo è a sua volta composto di ulteriori particelle. Sottolineo questo aspetto non tanto per un’esigenza scientifica o storica (trattandosi di un modello metaforico potrei astenermi da tale rigore) quanto per evidenziare due punti. Il primo è che il Modello Molecolare dell’Identità è e rimane una semplificazione e ha l’unico scopo di rendere trasmissibile una visione ben più complessa e, a parer mio, non razionalizzabile dell’identità. Il secondo è che l’essere umano non è affatto l’elemento indivisibile che abbiamo pensato essere per secoli, ma anzi è esso stesso un’ecosistema di vita infinitamente ricco di interdipendenze. Su questo secondo punto ci torno alla fine.

Fatta questa doverosa introduzione, vediamo com’è concepito l’atomo-individuo in questo modello.

Modello Molecolare Identità Emanuele Rapisarda Emagorse
Al centro troviamo il nucleo, nel quale è concentrata la quasi totalità della massa dell’atomo e quindi della sua vera essenza. Il nucleo risponde alla domanda “chi“, cioè custodisce l’identità più intima e autentica, una verità essenziale che rimane costante anche di fronte ai cambiamenti e alle trasformazioni che caratterizzano la nostra esperienza esterna. È la parte immutabile ed essenzialmente invisibile della nostra più profonda natura. In relazione alla metafora chimica, il nucleo è mantenuto insieme dalla forza forte che attrae tutte le particelle composte da quark. E potrei qui citare eminenti scienziati, ma trovo le parole di un altro saggio molto più utili:

La Forza è un campo energetico creato da tutte le cose viventi.
Ci circonda, ci penetra, mantiene unita tutta la Galassia.

Obi-Wan Kenobi

Cavaliere Jedi

Attorno a questo nucleo, si dispiega il primo livello di elettroni. Questo primo livello risponde alla domanda fondamentale “perché“. Qui, appena fuori dal nucleo e quindi nella dimensione relativa all’individuo come essere con una sua identità riconoscibile e distinta dagli altri individui, risiedono le radici più profonde delle nostre motivazioni: i valori e le credenze che formano il substrato su cui si costruiscono le nostre decisioni, i nostri gesti, la nostra stessa vita.
Questi pochi ma potenti elettroni delineano l’orizzonte del nostro percorso, guidando le scelte e le azioni che definiscono la nostra esistenza, spesso in modo inconsapevole e irrazionale.
Procedendo verso l’esterno, il secondo livello di elettroni identifica il “come“, cioè le nostre competenze e abilità. Iniziamo qui il passaggio verso ciò che permette di tradurre in pratica chi siamo e i nostri valori e credenze. Siamo ancora ad un livello che non è possibile osservare direttamente. Infatti le nostre competenze sono invisibili fintanto che non vengono attuate attraverso comportamenti. E questo ci porta all’ultimo livello del Modello Molecolare dell’Identità.
Il terzo ed ultimo livello, infatti, riguarda il “cosa“. Rappresenta, cioè, la superficie visibile della nostra identità, e si compone delle nostre azioni. Questo strato è il solo evidente, quello che si offre agli occhi degli altri, e questo significa che non importa quanto noi sviluppiamo competenze e non importa ciò in cui crediamo se non diamo forma a tali aspetti attraverso azioni concrete.
Interdipendenza e conflitti tra i livelli
Secondo quanto sappiamo oggi della composizione degli atomi, i livelli più vicini al nucleo possono ospitare un numero inferiore di orbitali e di elettroni. Questo, nella nostra metafora, significa che i nostri valori e le nostre credenze più importanti sono poche, le nostre competenze possono essere molte, e le nostre azioni potenzialmente infinite.
Questo è un concetto molto importante poiché ci permette di capire che tutte le nostre azioni, per quanto varie e numerose, emergono da un set molto contenuto di valori e credenze, le quali sono una sorgente che da senso ad ogni cosa noi facciamo.
Inoltre, il Modello Molecolare dell’Identità ci svela un altro principio fondamentale: l’impossibilità di sviluppare un livello senza aver prima completato quello che lo precede. Ciò implica che le nostre azioni visibili sono direttamente influenzate dalle competenze che possediamo, le quali a loro volta sono radicate nei valori e nelle credenze che abbiamo interiorizzato. Questa catena di connessioni sottolinea l’importanza cruciale di una solida fondazione di “perché“, che guida “come” agiamo nel mondo e “cosa” alla fine produciamo.
In altre parole, e in accordo con quanto dice la chimica sulla composizione degli atomi, è di vitale importanza fondare lo sviluppo della nostra identità partendo dai livelli più vicini al nucleo. Questo fornisce coerenza alla nostra vita e ci guida nello sviluppare competenze adeguate per poter agire nel mondo in risonanza con la nostra natura più profonda.
Da tutto questo emerge un ulteriore insegnamento: spesso il nostro senso di inadeguatezza e confusione sul nostro posto nel mondo e sul nostro agire viene da una mancanza di coerenza tra i nostri valori, le nostre credenze, le nostre competenze e le nostre azioni.
Quanto descritto in questi ultimi paragrafi potrebbe far pensare ad un rapporto lineare e meccanico di costruzione dell’identità, che parte dal centro e si sviluppa verso l’esterno. In realtà, ciascun livello ha la capacità di influenzare gli altri. In questo modo, impegnandoci in azioni diverse da quelle a cui siamo abituati possiamo sviluppare nuove competenze e questo può portarci a modificare ciò in cui crediamo.
Se ad esempio un tuo valore guida è la famiglia e tuo fratello inizia a fare volontariato invitandoti ad andare con lui, potresti intraprendere questo corso di azioni per coerenza con il tuo valore di partenza, ma poi attraverso l’attività del volontariato potresti iniziare a sviluppare un valore nuovo, che è quello dell’aiuto.
Questo esempio, volutamente banale e semplicistico, dà l’idea di come le dinamiche di evoluzione della nostra identità coinvolgano tutti i livelli in modo interdipendente e continuo.
Ecovalenza: dall’atomo alla molecola
Quanto visto finora offre un quadro di consapevolezza sul Sè, ma porta il rischio di una visione riduzionista della realtà, in cui ogni persona è un’entità separata dal resto.
E seppure ho cercato di scongiurare questo rischio nella premessa iniziale, parlando del nucleo dell’atomo, voglio fare un’ulteriore passo avanti. Un passo che permette anche di comprendere meglio perché tutto ciò si chiama Modello Molecolare (e non Atomico) dell’Identità.
Per poter realizzare noi stessi e offrire un contributo al mondo è essenziale creare legami con altri individui. Nella nostra metafora possiamo dire che è essenziale creare molecole.
Modello Molecolare Identità Emanuele Rapisarda Emagorse
Esattamente come gli atomi si legano tra di loro attraverso il livello di elettroni più lontano dal nucleo, il legame tra individui si manifesta attraverso le azioni che compiamo. La complementarietà emerge come un principio chiave: per legarsi in modo significativo, gli individui devono presentare bisogni e desideri reciprocamente complementari. Gli atomi di idrogeno e di ossigeno si legano insieme per diventare acqua, e possono farlo perché i due atomi di idrogeno condividono un loro elettrone con l’atomo di ossigeno, il quale condivide due suoi elettroni. In questo modo gli elettroni non vengono persi da nessun atomo in questo scambio, ma anzi vengono guadagnati da ciascuno di essi formando dei legami tali da permettere a ciascun atomo di raggiungere la configurazione elettronica del gas nobile successivo.
Semplificando, questo legame permette a ciascun atomo di completare se stesso e di formare allo stesso una nuova sostanza, con delle sue proprietà uniche ed emergenti: l’acqua, che non è individuabile né nell’idrogeno né nell’ossigeno ma solo nella loro unione.
Questo incontro di necessità e offerte porta alla formazione di un legame tra esseri umani (in senso generico, tra esseri viventi) che ho chiamato “ecovalenza” o “legame ecovalente” (il riferimento è sia al “legame covalente” ereditato dalla chimica che all’avere “valenza per l’ecosistema”), un concetto che evoca la costruzione di una relazione simbiotica in cui il “mio” e il “tuo” cedono il posto a un “nostro” condiviso. L’ecovalenza rappresenta così il culmine di un processo di unione, dove azioni congiunte diventano un’identità condivisa.
Se volessimo individuare una descrizione del concetto di Ecovalenza potremmo dire che è il legame risultante dall’unione di azioni di due o più entità tale da dar vita ad una nuova configurazione con una sua identità e sue proprietà emergenti.
A questo punto potrebbe sorgere il dubbio che i legami tra esseri umani passino da rapporti esclusivamente utilitaristici, ma non è così. Infatti il livello delle azioni, come abbiamo detto in precedenza, è solo la parte visibile di una composizione coerente di competenze, valori e credenze profonde. Ed è in virtù di questo allineamento profondo che l’ecovalenza prende forma.
In altre parole, l’ecovalenza è un legame che avviene sul piano delle azioni tra due o più individui che condividono una coerenza dei livelli più profondi, guidati da valori simili e con credenze sulla vita compatibili.
Riflessioni Finali: la speranza di un futuro interconnesso
Il Modello Molecolare dell’Identità offre un quadro di riferimento per esplorare la nostra identità e le nostre relazioni, ma rappresenta anche e soprattutto un invito ad esplorare quanto non ho scritto in questo articolo.
Ad esempio, il rapporto tra Ecovalenza ed Ecoismo. L’Ecovalenza è infatti una dinamica che si pone al contempo come causa e come conseguenza dell’Ecoismo (vedi qui per approfondire il concetto di Ecoismo) e questa relazione meriterebbe uno spazio dedicato. In breve, e ripromettendomi ulteriori approfondimenti, agire in modo ecoistico è possibile solo in virtù del fatto che si sia creato un legame ecovalente, e viceversa per poter avvenire un legame ecovalente occorre riconoscere il poter essere al contempo un individuo e il sistema. L’uno abilita l’altro in un circolo continuo di non-causalità.
Come scrive Nora Bateson in Small arcs of larger circles:

L’unità non riguarda l’essere uno, richiede il processo di unione, il che richiede relazionalità.
(traduzione mia)

Nora Bateson

Film-maker, autrice, artista e ricercatrice

E se questo ti sta generando confusione è proprio il motivo per cui dicevo che questa relazione meriterebbe uno spazio dedicato, per cui al momento non l’approfondiremo.
Quello che si sta delineando è un viaggio che ci invita a considerare la nostra esistenza come parte di un tutto più grande, dove ogni atomo di identità contribuisce alla bellezza e alla complessità dell’universo umano. Attraverso questa lente, possiamo iniziare a immaginare nuovi modi di essere, legati non dalla divisione ma dall’interconnessione, non dal conflitto ma dalla collaborazione, in una danza di identità che celebra sia la diversità che l’unità.
Mentre procediamo in questo viaggio di scoperta e connessione, possiamo trovare conforto nella consapevolezza che, proprio come gli atomi che formano le molecole della vita, anche noi siamo parte integrante di un tessuto esistenziale che si arricchisce e si espande.
L’ecovalenza, in questo quadro, diventa non solo un mezzo per costruire relazioni più ricche e significative, ma anche una bussola che ci guida verso pratiche più sostenibili e rispettose dell’ambiente, del pianeta, delle nostre società, di ogni essere vivente, del passato e del futuro riconoscendo la nostra interdipendenza con il tutto.
Da qualche tempo utilizzo questo framework con i team e le aziende con cui lavoro, in un continuo ciclo di action-research. Questo stesso articolo, infatti, arriva non solo come frutto dei miei pensieri ma anche da diverse evoluzioni a seguito dell’averlo testato sul campo in diverse circostanze: per la coesione di membri di un nuovo team appena composto; per la dissoluzione di conflitti esistenti tra colleghi; come avvio di un percorso di crescita per un gruppo di professionisti.
A seguito di queste applicazioni pratiche ho quindi deciso che era il momento di condividere lo stato attuale dei lavori, ma questo è un processo continuamente in divenire e sarebbe per me un onore poter dialogare con quanti trovano interessante questo modello e vorranno sperimentarlo con strumenti, tecniche, obiettivi e scopi diversi.
Inoltre, resta al momento scoperto l’approfondimento su quanto accennato rispetto al nucleo dell’atomo e la sua profonda dissoluzione nel tutto (passaggio probabilmente passato inosservato all’inizio dell’articolo, ma che apre potenzialmente agli aspetti più affascinanti di tutto il modello). Su questo è attualmente in corso la scrittura di un intero libro.
Infine, devo esplicitare il mio debito verso le infinite molecole che hanno influenzato la formazione di queste idee, ed in particolare un riferimento esplicito ad alcuni modelli e framework che sicuramente hanno influito sul mio modo di leggere e dar forma al Modello Molecolare dell’Identità:

Ci sono diverse ragioni per le quali ho un debito verso tali fonti, e altrettante ragioni per evidenziare le differenze con il Modello Molecolare dell’Identità.

Nota tecnica: i più attenti e precisi di voi avranno notato che ho utilizzato le parole “modello” e “framework” come sinonimi. Questa scelta è dovuta al fatto che il Modello Molecolare dell’Identità offre al contempo uno schema di lettura della realtà e dell’identità ma anche una cornice da poter riempire come si preferisce. Non vuole essere dogmatico, assoluto, giusto, ma offrire al contempo una mappa e una bussola. Ciò che conta è il viaggio che abilita.
Ma di queste pippe mentali, probabilmente e giustamente, non frega nulla a nessuno!

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