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Flow: come creare e vivere esperienze ottimali

Esiste un modo per migliorare costantemente, raggiungere risultati ambiziosi e allo stesso tempo vivere uno stato di piena gioia. E puoi ottenerlo in qualunque ambito della tua vita.

E se ci fosse un modo per entrare in uno stato di concentrazione assoluta, che ti consentisse di raggiungere risultati straordinari permettendoti di vivere allo stesso tempo piena soddisfazione e felicità?

In realtà, molte persone nel corso della loro vita l’hanno vissuto almeno una volta. Pochi però sanno che uno stato del genere si può ottenere anche volontariamente. Si chiama Flow e in questo articolo vediamo come crearlo.

gli skater e i video su youtube

Credo fosse il 2014 quando mio fratello ha acquistato la sua prima tavola da skateboard. Sapevo poco di questo sport, limitandomi a pensare che uno skateboard fosse solo un mezzo di trasporto alternativo usato da ragazzi americani delle periferie metropolitane.

Mi sbagliavo. Di grosso.

Ero troppo concentrato sullo strumento, mentre la parte interessante è, come sempre, nelle persone e nella cultura che queste condividono.
Man mano che mio fratello progrediva – molto velocemente devo dire – iniziò a guardare video su youtube di altri skater, un po’ per imparare con tutorial tecnici e un po’ semplicemente per ispirazione.
Fu in quel periodo che vidi per la prima volta video di persone di qualunque età e di qualunque livello tecnico che si sfracellavano al suolo.
A quel tempo mi facevo solo due risate e non capivo perché mai queste persone dovessero farsi volontariamente del male. Non vedevo nessuno scopo in grado di spiegare il pericolo che correvano.
Col tempo ho capito che non esiste alcuno scopo! L’obiettivo di fare un trick con lo skateboard è semplicemente fare un trick con lo skateboard.

E questo ci porta al tema di oggi.
Mihaly Csikszentmihalyi, con l’espressione “esperienze autoteliche” o “esperienze ottimali” indica tutte quelle attività che non si fanno in vista di una ricompensa esterna, poiché l’azione in sé è la ricompensa stessa.
Queste attività ci portano a sperimentare uno stato di vera gioia, cioè a sentire che il nostro spirito sta crescendo e che, in qualche modo, stiamo diventando più complessi, più ricchi di quanto eravamo prima.

Le caratteristiche di uno stato di flow

Csikszentmihalyi ha trovato che esistono delle caratteristiche tipiche di queste esperienze autoteliche, cioè:

1. Si tratta di esperienze realizzabili, che abbiamo la possibilità di portare a termine.
2. Si verificano quando abbiamo la possibilità di concentrarci sulla loro realizzazione, senza distrazioni.
3. Hanno obiettivi chiari, cioè sappiamo bene quello che vogliamo raggiungere.
4. Il feedback è immediato, quindi sappiamo subito se stiamo andando bene o no in quello che stiamo facendo.
5. Si agisce con un profondo coinvolgimento che distoglie la nostra attenzione dalle preoccupazioni della vita quotidiana.
6. Abbiamo il controllo delle nostre azioni.
7. La preoccupazione per il Sè scompare, e poi però emerge ancora più forte al termine dell’attività.
8. La percezione dello scorrere del tempo è alterata.

Queste 8 caratteristiche, frequentando per un certo periodo gli skater, le ritrovavo spesso in ciò che facevano e sono certo che chiunque di noi ha sperimentato qualcosa di simile nella propria vita. Magari suonando uno strumento musicale, dipingendo, leggendo un libro, facendo sport o altre mille occasioni. Ma sono altrettanto certo che un numero estremamente ridotto di persone ha sperimentato questo stato al lavoro.

Al lavoro

Nella maggior parte dei casi, durante il lavoro le 8 condizioni che abbiamo appena visto non esistono: ci affidano compiti impossibili, siamo circondati da distrazioni, non ci vengono dati obiettivi chiari né feedback immediato (se mai lo si riceve), non siamo veramente coinvolti nelle attività, intervengono fattori esterni che ci fanno avere poco controllo sul nostro lavoro, la preoccupazione per noi stessi è forte e il tempo sembra non passare mai.

Ma questa non deve essere una condizione irrisolvibile! Anzi, si può e si deve fare di tutto per superarla e tornare ad uno stato ottimale.

Purtroppo (in realtà, per fortuna!) non esistono soluzioni uniche, impacchettate e pronte all’uso poiché ogni persona è unica, come lo è il suo contesto, e se vogliamo veramente vedere dei risultati dobbiamo trattare ogni caso come unico.
Quello che è fuor di dubbio è che occorre ripensare radicalmente il modo in cui lavoriamo e, in tutta onestà, il modo stesso in cui viviamo.

Cosa può fare un’organizzazione

Da un punto di vista organizzativo (quindi se tu hai un’azienda o coordini un team di persone) di certo le 8 caratteristiche che dicevo prima possono essere un primo spunto di riflessione.

Ad esempio: stai dando obiettivi chiari e raggiungibili? Stai lasciando alle tue persone quella libertà adeguata affinché abbiano il controllo su quello che fanno? Stai dando dei feedback che consentano di imparare e migliorare?
Certo, non basta farsi due domande e senza dubbio c’è moltissimo su cui si può lavorare per far sì che le nostre organizzazioni diventino dei luoghi in cui ogni persona possa dare e ricevere il massimo, ma partire da una auto-riflessione è senz’altro un ottimo primo passo. Se invece vuoi impostare un percorso più profondo di evoluzione organizzativa, sappi che è esattamente quello che faccio per lavoro. Dai un’occhiata qui.

Cosa può fare una persona

Oltre che un discorso sistemico che agisce sull’azienda o sul team, è anche giusto dire che ognuno di noi, in quanto singolo individuo può ricercare questo stato ottimale.
Lo stesso Csikszentmihalyi ha trovato che per mantenere viva l’esperienza autotelica occorre aumentare gradualmente ma inesorabilmente le sfide a cui ci sottoponiamo e le abilità per affrontarle.

Per rimanere dentro quello stato di flusso, flow, tipico delle esperienze ottimali, occorre dunque oscillare sempre in quel canale tra ansia (causata da sfide troppo grandi per le nostre skill) e noia (uno stato in cui le sfide sono troppo semplici per il nostro livello di competenze). Quindi bisogna sempre aumentare un po’ le sfide portandoci fuori dalla nostra zona di comfort. Questo ci richiederà di aumentare un po’ le nostre competenze finché non siamo abbastanza bravi da permetterci di aumentare ancora una volta le nostre sfide. E così via. Aumentiamo le sfide e aumentiamo le competenze, aumentiamo le sfide e aumentiamo le competenze.

Purtroppo devo essere onesto. Non sono molte le persone che nella propria vita ricercano attivamente questo continuo oscillare tra sfide e competenze. E sono invece tante quelle persone che rimangono immobili, non affrontano mai nuove sfide e non accrescono mai le loro competenze.

Alcune domande che puoi farti sono:

Gli obiettivi che ti stai ponendo sono abbastanza sfidanti ma realistici?
Stai coltivando e accrescendo le tue capacità e le tue competenze giorno dopo giorno così da poter affrontare sfide sempre più complesse?

Insomma, sei disposto a sfracellarti al suolo per imparare a fare il prossimo trick? 🙂

Per oggi vi lascio qui, con queste domande a cui ognuno di voi può cercare la propria e unica risposta.

Se ti va, usa il box dei commenti per riflettere insieme su questo tema. O dai un’occhiata qui per sapere come puoi mettere in moto un percorso ad hoc che ti porta a tirar fuori il tuo pieno potenziale.

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